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13 agosto 2008
Ponte di cristallo
Ponte di cristallo, trasparente come il cielo brilla sotto i colpi del sole fino ad accecarmi. Unico legame tra me e il resto, immobile da tempo, sopporta un duro fardello Mille parole e sguardi, poi pensieri ed emozioni. Ma nulla è eterno, un costone crolla dalla parete, vola fino a infrangersi, l’impatto è dirompente. Il ponte va in frantumi, investito mortalmente dal pesante macigno che porta il mio nome .
Sono un Amico di dormiente che si scusa con tutti voi, ma da un po di tempo è "molto" fuori sede per lavoro,
| inviato da dormiente il 13/8/2008 alle 15:29 | |
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9 luglio 2008
Domande
Domande, inutili come attendere risposte. Voltare pagina è la soluzione, andare oltre. Non importa la direzione, bisogna andare, valicare il limite interiore, far sì che ciò ch’è dentro sia importante. Più d’ogni altra cosa .
| inviato da dormiente il 9/7/2008 alle 17:33 | |
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7 luglio 2008
Quadrato
Quadrato, un tappeto molle delimitato da corde elastiche strette a paletti di gommapiuma. Allo zenit un riflettore, fende il buio cieco, riempie la vuota scena. Questo è il mio campo. Respiro affannoso, rantoli ansimanti, occhi bassi fissano il suolo. Gemme di sudore brillano sulla fronte, braccia serrate al corpo, pugni che stringono il nulla. Mi difendo, paro mille colpi, mille altri mi feriscono. Eterni istanti sotto i fendenti di un avversario invisibile. Incasso barcollando, mi rialzo dopo il crollo continuo a caracollare, finché le ginocchia mi sosterranno, alta sarà la guardia .
| inviato da dormiente il 7/7/2008 alle 16:1 | |
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27 giugno 2008
Cera
Cera, calda, lenta e trasparente scivola giù, disegna il tronco nascono bianche stalattiti ora immobili come roccia. Scende rapida pian piano si riduce fiamma che consuma e modella. Ciò che prima era solido ora si liquefa, ogni cosa si trasforma forme e colori cangianti, tutto ciò che era adesso muta. Non c'è, ma un tempo, seppur lontano, C'era .
| inviato da dormiente il 27/6/2008 alle 10:36 | |
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17 giugno 2008
Arida terra
Arida terra brucia sotto i miei piedi. Gialli steli d’erba colorano l’orizzonte, il vento li accarezza, proseguo il mio andare contro di esso. Poi una vampata di calore m’investe, uno scoppiettio mi attrae, cornacchie s’involano verso l’azzurro. Un odore acre penetra le mie narici. Non ho più dubbi, è fuoco. Fiamme divampano innanzi a me, le fisso immobile, ammaliato. Una colonna di fumo s’erge, tocca il cielo. Sospinte dal vento il fuoco avanza rapido, mi metto al sicuro ed osservo, immobile. Ogni cosa viene travolta, ciò che è secco diventa fuliggine, il resto brunisce. Le vampate ardono ormai la mia pelle, ogni goccia di sudore s’asciuga, la fuliggine scurisce il mio volto. Negli occhi rifletto le lingue di fuoco, ove prima c’era vita e colore, ora solo una fumante scia nera, più nera della notte buia. Le fiamme si esauriscono Nulla più da aggredire, solo roccia tra la desolazione. Su questo sentiero, nero e fumante le mie orme, si perdono .
| inviato da dormiente il 17/6/2008 alle 13:1 | |
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27 maggio 2008
Polvere
Polvere, polvere e ragnatele su questa armatura ormai opaca. Da tempo immemore giace qui, immersa nel buio d'una soffitta, compagna di ragni e silenzio, ricolma di memoria. Tempi di antichi splendori, lucente sul campo di battaglia, riposa qui immobile. Porta i segni di mille scontri, tanti i colpi parati, molteplici ferite sulla lamiera. E' tempo di ritornare a splendere, di calcare nuovi campi pronti anch'essi per la battaglia, resistere a nuovi attacchi che scintillano sugli scudi. L'elmo è in testa, si va .
| inviato da dormiente il 27/5/2008 alle 18:11 | |
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21 maggio 2008
Ascolto
Ascolto, il silenzio che riecheggia dentro, non fa altro che sputare emozioni alle quali non voglio dar nome. E’ lei, il suo odore, forte ed irruento come l’arida terra impregnata di pioggia d’estate. Lì, solo, immobile su morbidi linamenti, attendo. Che un sorriso mi risucchi dentro o che una lacrima mi porti via, lontano da lei .
| inviato da dormiente il 21/5/2008 alle 14:43 | |
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14 maggio 2008
Occhi
Occhi, silenziosi e rapidi scrutano d’intorno. Ogni movimento ogni ombra e ogni azione, nulla sfugge allo sguardo. Labbra serrate, un lungo e mesto silenzio. Orecchie tese ascoltano, solo parole e suoni sconosciuti pergiungono. Alleno la mente al silenzio, le mani a gesti comprensibili, sconosciuto tra gli sconosciuti, ombra tra le ombre. Forse un ricordo nel presente. Non capisco se son pronto a tornare, non capisco se sono pronto .
| inviato da dormiente il 14/5/2008 alle 19:11 | |
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12 aprile 2008
Bianco
Bianco candido foglio senza confini nessun limite accoglie ed imprigiona ciò che vi si lascia. Mi volto adesso, osservare la scia infinita, spuma grondante di dolore e rancore vergata da creste di rabbia ed odio. Sfuma nell'immenso azzurro del mare, dinanzi non c'è più l'orizzonte candido d'un tempo, solo una fitta nebbia. Gli occhi si chiudono, le mani pendule. La stanchezza giunge dal basso, attanaglia le gambe, cedono le ginocchia, frano. Le assi scricchiolano sotto il mio peso, gli occhi al cielo osservano stelle oramai spente, lune pallide ed un sole che non dona più luce. Il serpente s'attorciglia su se stesso s'infligge una lenta e dolorosa agonia autoindotta, così la fune scivola rapida tra le mani bruciando la pelle, pregna di sangue finisce in fondo al mare ove il silenzio regna sovrano. Non sempre c'è rimedio al dolore, spesso non si recuperano gli errori. La lingua segna più della spada, alcune ferite non si rimarginano per rimanere sempre aperte a futura memoria. Dal cielo piovono gelidi macigni, investono e distruggono ogni cosa. In questa partita a scacchi perdere il re significa sconfitta, come la violenza delle onde colpisce la roccia così i pugni serrati come tenaglie si frangono ovunque trovino ostacolo. Lasciano il dolore altrove, noncuranti del sangue che gronda. Mani che un tempo eran capaci di dolci carezze, ora sanguinanti s'immergono in mare affinché il sale asciugandosi al sole possa eseguire il suo compito. La vetta, ardua meta da raggiungere un passo per volta. Da lassù tutto sembra piccolo e ci si sente grandi e forti, ma si deve pur venir giù. Non ci sono discese semplici, si precipita giù come un falco che mira la preda, in picchiata. La mano sulla maniglia d'un paracadute che non si aprirà, nell'attesa di un impatto che non sarà mai così violento quanto scontrarsi con sé stessi. Perché la chiglia è imprigionata dal ghiaccio, inutile graffiare la fredda lastra,tutto imprigiona, dentro e fuori. Un dardo avvelenato che in un sol colpo trafigge due cuori, che son due e non più uno. Sul campo di battaglia le forze vengono a mancare, in pieno scontro il braccio non riesce a brandire la spada, la punta conficcata nella terra, intrisa di sangue, lo scudo a fare compagnia ad un'armatura martoriata da mille colpi, così lacera che a nulla serve levarla via. Non vi sarà una nuova battaglia, la guerra non annuncia la sua fine. L'airone termina il suo migrare giungendo in un oasi di pace, il salmone risale la corrente per poi morire, ma non tutti giungono alla meta, non tutti godono di momenti di pace. Il tramonto segna indissolubilmente la fine, una fine che giunge per tutto e tutti, oltre le forze ed oltre la volontà. Quando la terra trema, tutto scuote, vacilla ogni cosa, poi crolla. Oppure restano minate le fondamenta. E' ramingo il pensiero, varca le soglie del razionale, rimane imprigionato qui, la scura grafite che macchia il bianco foglio. Presto anch'essa sarà spazzata via, come le orme sulla sabbia cancellate dall'ultima onda. Occhi arrossati osservano il cielo, timide gocce vengono giù, anche l'ultimo tizzone si spegne, la fiamma sparita da tempo, la cenere spazzata chissà dove: polvere alla polvere. Esili e verdi steli di grano crescono scossi dal vento, così luminosa e fulminea, come una stella cadente, sei apparsa nel mio firmamento. Ma in una bolla di sapone t'ho allontanata, una maschera di cera dinanzi al volto, per nascondermi. Perché il tempo continua a scorrere, non si può tornare indietro, nel buio della notte, sotto un lampione spento di una oramai fredda via. Poi una corda appesa, non segna nè futuro nè il passato, ma il presente. Su bicchieri vuoti e bottiglie mai aperte, giacciono parole mai pronunciate, cassetti vuoti, svuotati dai sogni custoditi e segreti volati via dalla notte. E ancora notti lasciate scorrere via silenziose, senza parole, senza musica, senza voce, senza. Il fardello si fa sempre più pesante, ad ogni passo. Non una mano giunge a sorreggerti, nessun volto a dare conforto, nessuna spalla ad offrirsi. L'ombra sparisce inghiottita dal buio, nell'oscurità che tutto avvolge e cela, ove i brividi si mischiano a sospiri ed angoscia, diventan paure. Il silenzio la fa da padrone. Ma solo il sole può tramontare e sorgere nuovamente. In questo gelo il mantello che ricopre è troppo sottile, il freddo penetra le ossa ed assale il cuore, la vela straccia vola via trascinata dal vento, mani intrecciate su istantanee ormai sbiadite. Le lancette scorrono lente, segnano un tempo che non c'è, tic e tac, mani in tasca, tasche vuote, la giornata scorre. Potessi mandare indietro quelle lancette, solo per disporre del poco tempo che vorrei. A fari spenti corro verso una meta che non c'è, attraversando campi d'orzo e avena. Solo i ricordi a farmi compagnia, calde braccia, tenui respiri e mille lunghi silenzi d'Amore. Tutto imprigionato in una lacrima che nonostante gli sforzi non si trattenere tutto in una sola goccia che inesorabile bagna la terra, incapace di trattenere amicizie di preservare l'amore. Giunge il buio, ed il pesante drappo di velluto raso porpora vien giù. Tutti gli attori diventan piccoli, le luci soffuse, il sipario si chiude. Niente applausi, nessuno spettatore. La platea ormai vuota, per una comparsa che non dona nemmeno un sorriso, che non fa più notizia, che non emoziona più. Nemmeno se stesso .
| inviato da dormiente il 12/4/2008 alle 3:33 | |
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9 aprile 2008
Solo
Solo, carena oramai adagiata su d’una spiaggia deserta. Cime tranciate, chiglia spezzata, vele a brandelli. Un timone allo sbando rotea veloce senza rotta. Impotente, adagiato inerme sul cassero, pensieri e ricordi mi donano compagnia. Un fumo scuro lentamente sale macchiando il cielo azzurro. Fisso il vuoto senza forze. Un’imprevedibile tempesta mi ha trascinato qui. Ove giaccio, ammainate le vele, o ciò che ne rimane, riposte nell’unico gavone salvato dalla furia del mare, abbandono il vascello. M’inerpico per nuovi sentieri, erro senza meta, solo .
| inviato da dormiente il 9/4/2008 alle 12:36 | |
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